Acqua in bottiglia o Acqua depurata?
Questo annoso problema sorge a tante famiglie Italiane, è meglio bere acqua in bottiglia o acqua depurata?
In questo articolo prendiamo in esame i pro e i contro per effettuare una scelta consapevole.
Acqua in bottiglia.
L’acqua in bottiglia è imbottigliata alla fonte, in atmosfera protetta, e non viene aggiunto nessun disinfettante chimico.
Quindi ipoteticamente potremmo finire qui l’articolo e “decretare un vincitore”, ma ci sono alcune questioni che meritano di essere approfondite.
Prima di tutte la conservazione.
Le principali bottiglie in commercio, soprattutto per l’acqua Naturale e non addizionata di anidride carbonica, sono trasparenti.
La luce e il calore fanno aumentare la possibilità di proliferazione batterica.
Per questo motivo bisogna conservare le bottiglie in un luogo buio, fresco e asciutto.
Non sempre questo avviene, l’utente finale magari adotta queste accortezze, ma l’utente finale non conserva le bottiglie per un tempo prolungato.
Tutta la filiera di distribuzione dovrebbe essere consapevole e controllata: i magazzini di logistica dei produttori, i mezzi di trasporto dal produttore alla grande distribuzione, per poi arrivare ai supermercati, ai bar, alle macchinette self service.
Quante volte vi è capitato di intravedere nel retro di un bar o di un ristorante, cestelli d’acqua accatastate in un cavedio o un retro di giardino o semplicemente in un luogo comodo, ma alla luce?
O camion pieni di bancali d’acqua che vengono scaricati in piazzali assolati?
Altra questione la data di scadenza.
Non tutti sanno e non tutti credono che l’acqua abbia una scadenza.
Di per se l’acqua non scade, ma, come detto in precedenza, deve essere conservata correttamente, pertanto, come da obbligo di legge va indicata una data entro la quale consumare il prodotto, dopo la quale questo potrebbe essere deteriorato o subire dei cambiamenti, se non altro a livello organolettico.
Gli inquinanti
L’acqua imbottigliata, nasce dalle falde e dalle sorgenti di proprietà delle più famose marche in commercio, ma i terreni in cui scorrono queste sorgenti possono trattenere degli inquinanti che oramai sono molto comuni e soprattutto molto difficili da eliminare senza trattare l’acqua.
Queste sostanze sono gli PFAs (PFOS, PFOA, TFA: Sostanze chimiche industriali persistenti nell’ambiente, associate a rischi per la salute come problemi alla tiroide, al fegato e al sistema immunitario. Il TFA è il PFAS più diffuso al mondo) oppure l’Arsenico, presente sia in natura, sia come sottoprodotto di processi industriali.
Questi inquinanti ovviamente non sono mai indicati nelle etichette delle analisi che i produttori affiggono sulle bottiglie.
Inoltre le analisi che vengono stampate sulle etichette delle bottiglie in molti casi sono desuete.
L’acqua dovrebbe essere analizzata ogni 6 mesi, massimo un anno, come di fatto fanno i comuni, mentre le date di analisi delle acque in bottiglia difficilmente rientrano in queste tempistiche.
Le microplastiche
Ultimo, ma non ultime le microplastiche, negli ultimi anni si è sempre più attenti a questo tema, che si espande a tutti i settori.
Nell’acqua le microplastiche sono state trovate in concentrazioni sotto la soglia di pericolosità, ma in constante crescita nelle acque in bottiglia.
Queste provengono in particolare da tre “fonti”:
il tappo, la bottiglia e il processo di imbottigliamento.
I tappi in plastica dura, nella continua frizione per avvitare e svitare perdono piccolissimi pezzetti, che vengono rilasciati all’interno.
Il metodo di conservazione all’interno della plastica, come già detto in precedenza è di essenziale importanza, il calore fa rilasciare alla superficie interna della bottiglia le sostanze all’interno della stessa.
Acqua del rubinetto
L’acqua della rete che viene distribuita nei comuni è tendenzialmente di buona qualità, in molti casi attinge alle stesse fonti dalle quali vengono imbottigliate le acque più famose, ma non è microbiologicamente pura, visto che non viene imbottigliata, necessita dell’aggiunta di un disinfettante che eviti la proliferazione batterica, solitamente cloro.
La distribuzione e la scadenza.
L’acqua scorre all’interno di kilometri di tubature per raggiungere le nostre case.
Lo stato delle tubature del nostro paese non è del tutto roseo, in molte zone, vi sono perdite che arrivano anche al 30%, abbiamo analizzato la situazione in questo articolo.
In altre zone le tubature sono vecchie e incrostate o rilasciano metalli.
Questo accade anche all’interno delle abitazioni che utilizzano magari ancora tubi in piombo, oppure delle cisterne di accumulo in amianto.
D’altro canto l’acqua di rete non ha data di scadenza perché è immediatamente disponibile. In caso di cisterne di accumulo però deve essere utilizzata entro le 24 ore, ma è impossibile se la cisterna ha un sempre-pieno in quanto l’acqua all’interno si mescola e non si sa quale viene erogata prima avendo un rabbocco continuo.
Gli inquinanti
Come detto sopra l’acqua che “sgorga” dai nostri rubinetti è simile a quella delle bottiglie, ma con l’aggiunta di cloro. Le sostanze come PFAs o arsenico sono però specifiche di alcune zone, in cui viene fatta una buona informazione sulla popolazione per evitare che, se si superano i valori limite, venga bevuta da parte della popolazione senza un adeguato trattamento.
I comuni, come già detto sono obbligati a pubblicare le analisi periodicamente, e di solito viene fatto semestralmente.
Le microplastiche
Questo specifico inquinante è più raro nelle acque di rete, ma pur sempre presente, le tubature in plastica sono ancora molto poche e quelle che vi sono, sono nella parte finale e privata delle reti. Altra fonte è altra acqua che infiltra nel terreno e rilascia le microplastiche. L’acqua più inquinata in questo senso è l’acqua di mare e l’acqua di scarico.
La depurazione
Da questa analisi sembrerebbe comunque più sicuro bere l’acqua in bottiglia, e rassegnarsi a trasportare pesanti bottiglie d’acqua, ma la soluzione è molto semplice: l’acqua del rubinetto può essere depurata!
Quindi se l’analisi viene fatta tra acqua in bottiglia e acqua della rete, forse è più salubre quella delle bottiglie, ma utilizzando un buon sistema di filtrazione, che va a correggere le criticità della specifica acqua del nostro acquedotto, e facendo il confronto tra acqua in bottiglia e acqua depurata la situazione cambia.
L’acqua depurata viene erogata e bevuta immediatamente, o al massimo conservata poche ore spesso in bottiglie di vetro.
Gli inquinanti vengono eliminati da microfiltrazione e dalla osmosi inversa in base a quali inquinanti sono e in che quantità sono presenti, basti pensare che l’osmosi elimina gli inquinanti fino al 98%.
Il carbone attivo trattiene anche il cloro immesso per la disinfezione dell’acqua.
L’ultrafiltrazione elimina i batteri, ma anche le microplastiche, che, in base alle loro caratteristiche in molti casi vengono trattenute anche dalla microfiltrazione.
Uno sterilizzatore a raggi Uv elimina i batteri di serbatoi di accumulo e dovuti alla stagnazione.
Conclusioni
In conclusione, se il confronto viene fatto tra acqua in bottiglia e acqua depurata, la seconda vince sicuramente il confronto, basta analizzare quello che vogliamo ottenere, e scegliere la filtrazione più adatta.
Inoltre si hanno tutti i giovamenti dati evitando di trasportare pesanti bottiglie di plastica.
Ultimo punto a favore della filtrazione dell’acqua di rete è che si evita l’inquinamento dovuto alle stesse bottiglie che abbiamo trasportato piene, che devono essere smaltite e inquinano l’ambiente, producendo inoltre microplastiche che ritornano all’interno delle nostre acque, innescando un circolo vizioso deleterio per l’ambiente e la salute.
