Che acqua bevete

PFAS gli Inquinanti eterni

In questo articolo parliamo di PFAS e dell’inquinamento che queste sostanze producono, soprattutto nell’acqua.
Dopo lo studio dell’anno scorso effettuato da Green Peace sul territorio Italiano, sempre più persone si sono sensibilizzate sull’argomento, vediamo nello specifico cosa sono e da dove derivano queste sostanze, perché sono pericolose e come affrontare il problema, che non è solo ambientale, ma di salute pubblica.

Cosa sono gli PFAS


Gli Pfas sono diverse sostanze chimiche non esistenti in natura composte da carbonio e fluoro.
Questo tipo di legame chimico è uno dei più forti creati.
Esistono diverse sigle di sostanze di questa categoria.
Sono sostanze utilizzate per rendere impermeabili, elastici, resistenti alla corrosione e alle alte temperature, e scivolosi i vari materiali su cui sono applicati.
La tenacia di queste sostanze è anche la causa della durata quasi eterna delle sostanze stesse.
La scoperta:
Verso la fine degli anni 30, un chimico di una multinazionale americana Scopre gli PFAS
Le proprietà di queste sostanze hanno rivoluzionato l’industria chimica, trovando impiago all’inizio solo per scopi militari, poi in tantissime applicazioni, la più “famosa” è il teflon che ricopre le padelle per renderle antiaderenti, nel tempo sono stati impiegati per tantissime applicazioni, diventando di uso più che comune.

Inquinanti eterni.


Da sostanze miracolose, inerti, insapori e inodori, e incapaci di interagire con il corpo, come erano percepite all’inizio, nel tempo si sono rivelati inquinanti molto pericolosi.
L’esposizione a queste sostanze può portare a patologie serie e gravi come tumori, danni al fegato e alla tiroide, a danni del sistema immunitario, e al sistema riproduttivo, colesterolo alto e interferenza sui vaccini.
Se questo si somma al fatto che la diffusione e quasi totale, nell’aria, nell’acqua e nel cibo, l’inquinamento (soprattutto nelle falde acquifere) è molto diffuso, e le sostanze sono molto resistenti e durature (vengono chiamati inquinanti eterni) e si sommano nel nostro organismo:
da sostanze miracolose si è passati a sostanze disastrose per l’uomo e l’ambiente.


Come si è scoperto che sono dannosi


Alla fine degli anni 90 negli stati uniti, un allevatore rileva una moria del suo bestiame, è convinto che la causa sia nelle acque reflue della vicina fabbrica chimica.
Dopo svariati anni e cause, viene a galla un disastro ambientale, una delle contaminazioni chimiche delle falde acquifere da parte di PFAS più rilevanti della storia, che coinvolge non solo la moria di mucche dell’allevatore, ma circa 70000 residenti che da anni bevevano l’acqua potabile della zona.

Nel nostro paese vi è invece il sito di inquinamento da Pfas più grande d’Europa.
Nel 2007 alte concentrazioni di Pfas vengono rilevate nel fiume Po, il più contaminato d’Europa.

Da questo studio si viene a conoscenza grazie ad un ulteriore indagine del CNR che l’area tra Verona, Padova e Venezia è sito di forte inquinamento da Pfas.

Il più grosso caso in Europa, contaminando l’acqua potabile che serve 300000 persone. Questo a causa di una azienda chimica della zona che per anni ha riversato inquinanti nel terreno.
I casi giudiziari quindi sono serviti a far emergere le criticità e a far capire al mondo quanto queste sostanze siano pericolose, e non miracolose, ma a parte le condanne, i risarcimenti e le cause ancora aperte, non sono stati fatti passi in avanti per risolvere il problema.
I siti sono ancora inquinati e non è stata fatta una bonifica, queste sostanze vengono ancora prodotte e utilizzate senza alcuna limitazione.

Pfas nell’acqua


Le falde acquifere sono il luogo dove più si accumula l’inquinamento da PFAS, quindi le acque potabili sono le maggiori responsabili della diffusione delle patologie correlate all’assunzione di queste sostanze.
lo studio effettuato nel 2025 da Greenpeace, che ha suscitato molto interesse soprattutto tra la popolazione.

Ha evidenziato un quasi totale inquinamento delle acque potabili in Italia da almeno un PFAS (circa 80%), i siti dove i valori sono fuori norma non sono la totalità, ma come vedremo dopo, la normativa viaggia al limite delle raccomandazioni sanitarie.

La normativa


Le normative a riguardo sono molto recenti e frammentate.
Nel 2020 l’Europa ha approvato una direttiva che impone un limite di presenza degli PFAs nell’acqua potabile.

Questo limite indica che la somma di 30 molecole di PFAS non deve superare i 100 nanogrammi per litro.
Una successiva direttiva dice che la somma di PFAS, PFOS e PFNA e PFHxS non deve superare i 20 nanogrammi per litro.
Sempre nel 2020 l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro ha stabilito come dannosi e cancerogeni il superamento dei seguenti valori di assunzione settimanali:
la somma delle 4 molecole sopracitate pari a 4 nanogrammi per kg di peso.
Facendo un semplice conto di quanta acqua una persona di peso medio beve un una settimana le normative europee sottostimano la problematica sanitaria, restando proprio al limite, e non facendo attenzione alle fasce più deboli di popolazione (bambini, anziani…) che sono più vulnerabili, o non tenendo conto di chi assume più di due litri di acqua durante il giorno.

Cosa possiamo fare per limitare i danni ?


Le azioni da poter intraprendere per limitare i danni sarebbero da fare principalmente a livello normativo e di bonifica dei siti inquinati.

Pertanto noi comuni cittadini nel nostro piccolo non possiamo agire in maniera diretta sulla risoluzione del danno e la prevenzione del futuro.
Al momento non esistono divieti di utilizzo o produzione di queste sostanze, pertanto gli PFAS nell’ambiente sono destinati ad aumentare ancora.
I siti inquinati devono essere bonificati, ma queste azioni vengono fatte molto a rilento e se le aziende continuano a scaricare inquinanti le bonifiche sono inutili.


Le azioni principali sarebbero:
– Normative chiare con dei divieti per gli usi non essenziali
– NON dispersione nelle acque potabili, con sistemi di smaltimento delle acque reflue specifici.
– Bonifiche efficaci
– Soluzioni tecnologiche che sostituiscano queste sostanze con altre non inquinanti e/o utilizzare altre soluzioni esistenti dove possibile
– Trattare le acque inquinate in modo da farle diventare realmente potabili, utilizzando sistemi efficaci su larga scala.

Nel nostro piccolo invece possiamo tutelarci prendendo noi l’iniziativa depurando l’acqua che beviamo con un sistema di trattamento acqua domestico efficace.
In commercio esistono diverse soluzioni come i sistemi a microfiltrazione con carbone attivo specifico che neutralizza queste sostanze (PFOA e PFOS).

Mentre per i TFA (sostanze ancora poco studiate) è necessaria l’osmosi inversa.

In conclusione l’inquinamento da PFAS è una problematica seria. Per l’ambiente e per la salute pubblica.
L’accumulo delle sostanze e la durata quasi eterna, la diffusione tramite aria cibo e soprattutto acqua, fa si che il problema non possa essere più rimandato.
La coscienza della popolazione e la spinta sui governi, devono essere sicuramente una leva molto potente per la risoluzione radicale del problema.
Tutelarci in maniera autonoma è sicuramente una strategia pratica nell’attesa che qualcosa si muova a livello globale.

admin

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