22 marzo Giornata mondiale dell’acqua. Risorse idriche, accessibilità e contaminanti emergenti: il divario tra nord e sud del mondo.
22 marzo Giornata mondiale dell’acqua.
Il 22 marzo ricorre la giornata internazionale dell’acqua, questa ricorrenza è stata creata e promossa dall’ONU nel 1992 e viene celebrata per la prima volta il 22 marzo del 1993. In questi 26 anni i temi e gli obbiettivi sono stati tanti, molto si è fatto e molto è ancora da fare.
Edizioni importanti sono state ad esempio quella estesa del 2005-2015 durata un decennio e inerente al tema di “Acqua per la vita”, quella del 2023 che ha coinciso con la UN Water Conference di New York, il primo vertice ONU dedicato solo all’acqua, portando alla creazione della Water Action Agenda.
Quella di quest’anno ha come titolo “Acqua e Genere” per evidenziare il fatto che l’accesso all’acqua è più difficile alle donne e alle ragazze.
Perché è stata creata la giornata mondiale dell’acqua?
La giornata internazionale dell’acqua è stata creata principalmente con tre scopi principali:
Sensibilizzare la popolazione mondiale sulla crisi idrica globale
Promozione di una gestione sostenibile delle risorse
Invito ad attuare azioni concrete, non solo celebrative della ricorrenza
Le differenze tra nord e sud del mondo.
Le infrastrutture idriche nel mondo sono molto differenziate tra nord e sud del mondo.
I paesi altamente industrializzati hanno infrastrutture tali da garantire acqua potabile alla maggior parte della popolazione.
Nel sud del mondo, o comunque dove la maggior parte della popolazione vive ampiamente sotto la soglia di povertà, la situazione è molto diversa.
La situazione nei paesi industrializzati.
Nel nord del mondo la situazione sembra essere all’opposto rispetto ai paesi che evidenziano scarse risorse idriche.
Sembra, ma non lo è.
Noi abbiamo l’acqua potabile che sgorga dai nostri rubinetti, possiamo berla, lavarci e utilizzarla per gli scopi più disparati.
L’inquinamento delle acque è però un tema molto importante da noi.
L’industrializzazione ha portato ad avere nuovi contaminanti, dalla velocissima capacità di diffusione.
Gli PFAS
Molte criticità si rilevano in siti di produzione che utilizzano Pfas, quindi dove vengono lavorate materie plastiche, pelli e tutti gli stabilimenti che lavorano sotto prodotti.
Esistono tante tipologie di Pfas:
PFOA (Acido perfluoroottanoico): Storicamente usato per il Teflon® e rivestimenti antiaderenti.
PFOS (Acido perfluoroottanosolfonico): Molto diffuso in passato in schiume antincendio e trattamenti antimacchia.
PFHxS (Acido perfluoroesanosolfonico): Spesso usato come sostituto dei precedenti, è ora anch’esso sotto stretta sorveglianza.
PFNA (Acido perfluorononanoico): Incluso dall’EFSA tra i contaminanti più rilevanti per la salute.
PFBA e PFBS: Composti “a catena corta” usati più recentemente come alternative ritenute meno bioaccumulabili, ma comunque persistenti.
PTFE (Politetrafluoroetilene): Meglio conosciuto come il materiale delle padelle antiaderenti.
Queste sostanze sono utilizzate quai ovunque per impermeabilizzare, rendere morbidi, elastici ed antiaderenti altri materiali.
Nei siti di produzione, gli PFAs vengono rilasciati nel terreno e si infiltrano nelle falde acquifere.
Un elevata assunzione di Pfas puo essere dannosa per l’organismo.
Danni all’apparato riproduttivo, alla tiroide, danni al fegato, aumento del colesterolo, cattiva assunzione dei vaccini, Gestosi in gravidanza, diverse tipologie di tumore sono solo alcuni degli “effetti collaterali” dovuti all’assunzione di queste sostanze.
Queste vengono infatti definite anche Inquinanti eterni, perché difficili da bonificare e che durano moltissimo tempo nell’ambiente.
Un Piano di Bonifica delle Aree, coordinato tra tutti i paesi e delle norme piu restrittive sull’utilizzo dovrebbero essere concordate dai governi centrali, per abbattere l’uso e la produzione di tali sostanze, incentivando soluzioni tecnologiche alternative.
Le Microplastiche
Come gli Pfas le microplastiche sono sostanze che inquinano le nostre acque, ma anche l’aria, il terreno, i mari etc.
Provengono da tutti i prodotti di plastica che si deteriorano e disintegrano nel tempo.
Queste micro particelle di dimensioni molto piccole possono introdursi in ogni parte del nostro corpo e creano danni a lungo termine.
Ad esempio possono insorgere: tumori, problemi respiratori, diabete, malattie metaboliche, ossidazione dei tessuti e relative patologie correlate.
Anche in questo caso la risoluzione del problema è complessa, la plastica è ovunque, e inquina l’ambiente da molti anni.
Basti pensare alle particelle rilasciate dai contenitori in plastica per il cibo, o alle bottigliette di plastica che poi addirittura in molti casi non vengono conferite correttamente in differenziata.
Pertanto i governi di tutto il mondo, anche grazie ad iniziative come la giornata mondiale dell’acqua, dovrebbero prendere provvedimenti drastici.
Nel nostro piccolo dovremmo limitare al massimo l’uso di materie plastiche.
La situazione nel sud del mondo.
Nel Sud del mondo la situazione è molto più complicata.
Le infrastrutture sono molto poche e solamente nelle città.
Il resto dei territori non è servito da nessuna infrastruttura. L’acqua proviene da sporadici pozzi, oppure cisterne o sistemi di desalinizzazione gestiti dalle agenzie umanitarie o da società fortemente politicizzate che escludono parte di popolazione.
Altri sistemi di reperimento sono quelli di raccolta dell’acqua piovana o la semi-canalizzazione di fiumi (spesso però in secca)
La scarsissima acqua che raggiunge la popolazione è, per di più, pesantemente inquinata.
Quasi tutta l’acqua disponibile non è microbiologicamente sicura, con il rischio di trasmettere malattie come colera ed epatite.
In molti casi questi territori sono anche scenari di guerra o lo sono stati.
L’inquinamento post bellico quindi si aggiunge a quello microbiologico.
Le zone che hanno maggiori criticità sono:
Africa Subsahariana, Yemen, Striscia di Gaza, Cambogia, Afganistan, Tagikistan, Kirghizistan, Myanmar e corridoio secco del Sudamerica.
Come viene raccolta l’acqua?
A questa situazione già critica per la popolazione residente in queste aree si aggiunge anche la difficoltà nella raccolta dell’acqua.
Per andare a reperire l’acqua spesso bisogna percorrere molti chilometri, generalmente a piedi o, al massimo, in bicicletta o su animali da trasporto.
Questa mansione quasi sempre viene svolta dalle donne e dalle bambine, che sono quelle che subiscono maggiormente la carenza idrica dovendosi sobbarcare questa responsabilità.
Le donne non lavorano per recarsi a prendere l’acqua e le bambine non vanno a scuola. Questo le pone in una situazione sociale di eterno svantaggio e sottomissione.
Di questo si occupa quest’anno la Giornata internazionale dell’acqua, cercando di sensibilizzare la popolazione che vive dall’altra parte del mondo, dove i bambini con l’acqua ci giocano.
La giornata mondiale dell’acqua e le soluzioni possibili.
La giornata mondiale dell’acqua dovrebbe servire proprio a trovare soluzioni condivise, a guardare il problema da un punto di vista globale, dove l’inquinamento idrico è affrontato nella sua totalità.
Le malattie dovute a contaminazioni batteriche delle aree povere subsahariane sono parte dello stesso problema dell’inquinamento da Pfas delle aree del ricco Veneto.
Le microplastiche provenienti dalle nostre bottigliette sono parte dello stesso problema delle bambine che devono andare a reperire l’acqua da un pozzo malsano in Yemen.
Possiamo quindi cogliere questi input, sensibilizzare gli altri, evitare di inquinare, utilizzare sistemi di filtrazione che imprigionano gli inquinanti, spingere sui nostri governi ad agire sia per noi sia per attuare iniziative di sostegno e aiuto alle popolazioni per le quali l’acqua non è un bene scontato.
