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Microplastiche nell’acqua: inquinanti emergenti e come contrastarli

Le microplastiche

Le microplastiche nell’acqua sono un inquinante emergente.

Da sempre abbiamo creduto che la plastica inquini perché non è biodegradabile e resta inalterata anche per millenni.
In realtà non è proprio così: la plastica non è biodegradabile e inquina perché resta nell’ambiente per centinaia di anni, ma non si deteriora sparendo e non resta inalterata.
Non è nella stessa forma in cui siamo abituati a vederla e non è immobile nell’ambiente, muta, si sgretola in microscopici pezzi e si muove, è in grado di infiltrarsi in molti luoghi, per questo e definita anche come inquinante emergente ed eterno (insieme ad altri come PFAS)
Le microplastiche, quindi, sono delle sostanze complesse. Sono molecole di plastica di dimensioni molto ridotte, sotto i 5 millimetri, che si sono create dalla disgregazione dei rifiuti o dall’uso dei prodotti.

Le microplastiche si formano tramite due principi fisici: la frammentazione e il rilascio.

La frammentazione è appunto dovuta allo sgretolamento e alla consunzione dei rifiuti plastici che ci circondano e che si rompono in piccolissimi pezzi a causa di attrito o raggi UV.
Come ad esempio le bottigliette di plastica buttate in mare che con le onde, i raggi del sole e lo sfregamento su scogli e sabbia, si frantumano e sono ingerite dai pesci, oppure creano isole di plastica alla deriva.
Il rilascio è invece dovuto allo sfregamento di prodotti plastici causato dall’uso degli stessi: la medesima bottiglietta rilascia plastica all’interno dell’acqua contenuta che sfrega sulla superficie scaldata dagli UV (ad esempio se lasciata al sole) oppure il tappo in plastica dura che sfrega in apertura e chiusura dello stesso.
Altri fenomeni da tenere in considerazione sono, ad esempio, lo sfregamento degli pneumatici e delle suole sull’asfalto e l’usura dei contenitori per il cibo.

Anche i tessuti plastici dei vestiti sintetici che perdono piccolissimi filamenti nella lavatrice sono un fenomeno in aumento.

Dove si trovano le microplastiche

Se teniamo in considerazione tutto quello che abbiamo appena valutato, va da sé che le microplastiche sono ovunque.
Vanno nell’aria, nell’acqua e nella terra ed, essendo piccolissime, si infiltrano in ogni dove.
le microplastiche si trovano nelle acque dei fiumi, nei mari, nel terreno e nell’aria.
Si infiltrano nel terreno e vanno nelle falde acquifere, pertanto sono state trovate nelle acque di rete.
Vengono assorbite dal terreno perché troppo piccole per essere trattenute, pertanto sono state trovate nelle verdure e nella frutta che mangiamo.
Sono state trovate nel sangue e nella placenta, nei polmoni e nei tessuti.

Il ciclo naturale

L’acqua, l’aria e il terreno sono intrinsecamente correlati tra loro. Entrare in questo sistema vuol dire entrare nel ciclo naturale. Si è oramai capito che le microplastiche sono entrate in questo ciclo, pertanto sono destinate a rimanerci per tanti anni.

Le microplastiche nell’acqua del rubinetto

L’acqua che esce dai nostri rubinetti proviene dalle reti idriche comunali. A loro volta, le acque utilizzate dai gestori provengono da fonti dislocate per tutto il Paese; queste fonti sono solitamente collocate nel sottosuolo e attingono da ghiacciai o da acque piovane che vengono filtrate dal terreno.
Questi sistemi idrici naturali utilizzati dall’uomo fanno comunque parte del ciclo naturale.
Le microplastiche sono nell’acqua piovana, nel terreno e nelle acque sotterranee, pertanto sono anche nelle nostre acque di rubinetto.

Perché le microplastiche sono così dannose?

Come abbiamo già visto, la capacità di infiltrarsi nelle sostanze e nel corpo umano è molto alta.
L’accumulo di queste sostanze può portare a diverse patologie o disturbi.
L’assunzione a lungo termine di microplastiche è stata ricondotta a malattie metaboliche quali diabete e colesterolo alto, occlusioni delle arterie, problemi ormonali e nella fertilità, asma e difficoltà respiratorie.
La pericolosità è data principalmente dall’accumulo, nel tempo, di queste sostanze nel nostro corpo e dalla loro capacità di infiltrarsi, essendo molto piccole, tramite il sistema respiratorio e per ingestione.

Cosa possiamo fare per limitare i danni dovuti alle microplastiche?

Le azioni che possiamo intraprendere per proteggerci dall’accumulo di microplastiche nel nostro corpo sono molteplici e si può lavorare su diversi fattori.
Se per l’inalazione, nel nostro piccolo, possiamo fare poco (non possiamo barricarci in casa), possiamo però, in caso di molto traffico, scegliere di proteggere il viso con apposite mascherine, soprattutto per chi va in moto.
Eliminare l’ingestione di microplastiche provenienti da contenitori plastici, scegliendo contenitori in vetro o alluminio, soprattutto per la conservazione dei cibi; non utilizzarli soprattutto per pietanze calde o per scaldare pietanze nel microonde.
Non utilizzare bottigliette di plastica per l’acqua da bere: la plastica viene rilasciata dal contenitore se a contatto per lunghi periodi e con sbalzi termici, e dallo sfregamento del tappo.
Scegliere cibi freschi, o sfusi, non conservati in contenitori plastici.
Scegliere prodotti biologici e controllati.

Le microplastiche nell’acqua potabile

Come già evidenziato, l’uso di acqua in bottiglie di plastica non è consigliabile, ma anche nell’acqua di rubinetto possono essere presenti microplastiche provenienti dalle falde o dal sottosuolo.
L’utilizzo di sistemi di filtrazione domestici che trattengono queste sostanze, però, è un sistema molto semplice e poco costoso che ha come “effetto collaterale” quello di essere utile all’ambiente sotto molti punti di vista, di evitarci lo spostamento di pesanti bottiglie di plastica (dannose per noi e per l’ambiente) e di avere acqua pulita sempre disponibile.

Altre azioni concrete che possiamo attuare per eliminare le microplastiche

Un’altra azione semplice e gratuita è quella di riciclare sempre i materiali plastici, conferendoli come il Comune di residenza indica.
L’abbandono della plastica nell’ambiente ne provoca, come già visto, la frammentazione, la diffusione e l’ingresso nel ciclo naturale, trasformata in microplastiche.

Cosa possono fare i nostri governi: normative e azioni concrete

Purtroppo il problema delle microplastiche è di individuazione abbastanza recente; i governi mondiali sono in ritardo sulla gestione del problema, nonostante le varie associazioni ambientaliste siano anni che sollevano la questione, partendo proprio dalle isole di plastica nei mari, che sono state segnali inequivocabili.
La scienza sta provando che è già troppo tardi perché le microplastiche sono ovunque e i rifiuti plastici sono in aumento, e si frammenteranno per decenni.
Le azioni da attuare dovrebbero essere drastiche e di divieto di utilizzo di alcuni materiali, ma i colossi delle aziende produttrici, delle “materie prime” e la filiera hanno troppo potere per poter attuare azioni tempestive.

Cosa è stato fatto contro le microplastiche

Piccole norme a livello europeo sono state attuate, come l’eliminazione di piccoli oggetti quali piatti di plastica, posate e cannucce, creati da una plastica molto frammentabile, che spesso venivano abbandonati e si disperdevano nell’ambiente.
L’introduzione obbligatoria dei tethered caps (i tappi fissati alle bottiglie) per evitarne la dispersione.
Entrambe queste azioni fanno parte della Direttiva Europea 2019/904, nota come Direttiva SUP (Single-Use Plastics).

Come poter risolvere a lungo termine il problema delle microplastiche

Purtroppo non esiste una ricetta magica per far sparire le microplastiche dal pianeta. Il problema è globale e andrebbe affrontato come tale. Azioni dei singoli cittadini o dei singoli governi limitano il problema, ma non lo risolvono a livello mondiale.
Sicuramente una parte importante deve essere la sensibilizzazione: è un’azione che i singoli possono fare a costo zero, mentre le istituzioni devono investire tanto.
Le piccole azioni di cui abbiamo parlato devono essere insegnate alle nuove generazioni, che su queste tematiche sono molto avanti, ma anche ai nostri cari, ai nostri colleghi e amici.
Se abbiamo tutti una coscienza della tematica, possiamo anche fare maggiore pressione su chi può e deve fare di più

admin

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